Rehov Yaffo, ovvero Jaffa Street,
è un’arteria che attraversa tutta
Gerusalemme dall’ingresso
al pieno centro. L’attentato è avvenuto
proprio di fronte alla grande centrale
delle tv straniere, la Jcs, che ha già conosciuto
molti attentati come questi, filmati
dunque in ogni particolare. Questo
luogo conosce tutte le tipologie di terrorismo:
gli autobus che scoppiano là sono
di casa, la cronista ne ricorda parecchi,
di cui due negli anni del processo di
pace, Rabin e Peres con la faccia disperata
sotto un ombrello che li difende dalla
pioggia battente mentre guardano
dentro un autobus pieno di sangue, di
studenti, vecchi che andavano al mercato
della zona, lavoratori
Se il trattore guidato ieri dal trentenne
arabo israeliano cittadino di Gerusalemme
est Taysir Dwayyat, 30 anni, del
quartiere di Zur Baher fosse arrivato
due strade più in là, al mercato di Ben
Yehuda, altro teatro di attentati frequenti
e fruttuosi, la strage sarebbe ancora
più orrida. Mentre tutto il mondo si
culla nell’illusione della tregua con Hamas
e sogna i colloqui fra Olmert e Abu
Mazen, di fatto il maggiore messaggio,
il linguaggio più assordante che proviene
dal mondo palestinese, con imperterrita
costanza, seguita a essere uno: terrorismo.
Che gli arabi israeliani siano
stati partner degli attentati di questi anni,
è ormai uno strazio abituale, spesso
volontariamente messo in sott’ordine
per non aumentare una frizione molto
preoccupante.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273507