Eluana EnglaroNessuno “sforamento”: la sentenza della Corte d’Appello di Milano in cui si autorizza la sospensione dell’alimentazione forzata per Eluana Englaro «non ha in alcun modo travalicato lo specifico compito istituzionale» della magistratura. Ovvero quello «di rispondere alla domanda di giustizia del cittadino». Vincenzo Carbone, presidente della Corte di Cassazione risponde così al conflitto di attribuzione sollevato in Senato.A palazzo Madama, infatti, nei giorni scorsi era stata presentata una mozione, primo firmatario Francesco Cossiga, che chiedeva al Senato di sollevare il conflitto di attribuzione: in sostanza di verificare che i giudici non avessero invaso il campo di competenza del Parlamento, “legiferando” su una materia su cui le Camere non si sono espresse. Il presidente Schifani l’aveva accolta, affidando alla commissione Affari Costituzionali il compito di valutare l’esistenza del conflitto.Ma la Corte di Cassazione, giudice di ultimo grado chiamato a regolare anche i conflitti di competenza e di attribuzioni, sottolinea già da ora come la sentenza su Eluana Englaro rientri appieno nei compiti istituzionali della magistratura. Il presidente Carbone spiega infatti il giudice «deve, innanzitutto, agire nell’esclusivo interesse dell’incapace; e, nella ricerca del “best interest”, deve decidere non “al posto” dell’incapace nè “per” l’incapace, ma “con” l’incapace: quindi, ricostruendo la presunta volontà del paziente incosciente, già adulto prima di cadere in tale stato, tenendo conto dei desideri da lui espressi prima della perdita della coscienza, ovvero inferendo quella volontà dalla sua personalità, dal suo stile di vita, dalle sue inclinazioni, dai suoi valori di riferimento e dalle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77264

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