Gli ultimi pescherecci pirati sono stati avvistati pochi giorni fa al largo della Tunisia. Erano italiani e usavano reti derivanti in modo illegale.Le reti derivanti non sono ancorate al fondo ma galleggiano e vanno, per l´appunto, alla deriva. Così facendo, catturano indiscriminatamente tutto quello che incontrano sul loro cammino: pesci spada, tonni, grandi e piccoli cetacei, squali, tartarughe marine. Molte di queste specie, peraltro, vengono rigettate in mare morte perché non hanno valore commerciale. Le famigerate spadare sono un tipo particolare di rete derivante.Un regolamento dell´Unione Europea vieta già da alcuni anni l´uso di reti derivanti per pescare le specie pelagiche d´altura, ovvero quei pesci che vivono in alto mare, come il tonno e il pesce spada. Il regolamento, in realtà, prevede che si possano usare reti di questo genere, ma solo se sono lunghe non più di 2,5 metri e solo entro 3 miglia dalle coste. Le cose in realtà vanno diversamente come dimostra la scoperta da parte di Greenpeace a maggio scorso di un peschereccio che usava 10 chilometri di spadara a 25 miglia dalla costa. O la scoperta, fatta la settimana scorsa dall´organizzazione per la conservazione marina Oceana, di 5 pescherecci italiani che usavano reti derivanti nelle acque tunisine.«Il problema è che nessuno vuole controllare» commenta Alessandro Gianni di Greenpeace. «Ad esempio, c´è un metodo sicuro per misurare la lunghezza delle reti: la cassa volumetrica sigillata, ma nessuno lo usa.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77187

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