Archiviazioni mensili: Agosto 2008

Il decreto e il disegno di legge che il Consiglio dei ministri ha approvato ieri mattina costituiscono il compimento formale dell’operazione Alitalia: ossia dell’uso del potere esecutivo e legislativo in funzione di interessi particolari se non addirittura personali. Perché, non dimentichiamolo mai, tutta questa vicenda è nata dall’interesse personale di Berlusconi di far credere, per fini elettorali, che per la compagnia di bandiera fosse possibile una soluzione più conveniente di quella che il governo Prodi aveva imbastito con il gruppo Air France-Klm. Se non ci fossero state di mezzo le elezioni, oggi Alitalia farebbe parte del più grande gruppo europeo di trasporto aereo; la gran parte del personale eccedente avrebbe trovato nuove collocazioni all’interno del gruppo ed un’altra parte sarebbe stata in attesa di rientrare; l’Italia avrebbe continuato ad avere una compagnia di bandiera, solida e con un rilevante potenziale di espansione, che avrebbe portato nel mondo i colori del nostro Paese; lo Stato avrebbe visto riconosciuto un valore netto della compagnia ceduta incassando soldi. Ma tutto questo avrebbe costituito – come ebbe a dire propagandisticamente – una “svendita”. Bene. E ora la vendita qual è? La lista di quanto è stato venduto è corposa, ma è fatta di principi, di trasparenza, di legalità, di molte delle regole che in una democrazia compiuta dovrebbero guidare il comportamento e le determinazioni di ogni pubblico potere.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78460

l’Unità .it -
«Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Non possono esistere gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti».
– La striscia rossa

31 agosto 2008Â
La striscia rossaForumBacheca»::HomeLe idee della ScienzaCinemaUno, due, tre…liberi tuttiUnimacNetArtLoginTesto normale| Solo testo UniStore RSS Prima
pagina AbbonatiQuotidiano
on-linel’Archivio StoricoCercaContattaci AiutoLa striscia rossa Invia ad un amico

Versione stampabile
 «Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Non possono esistere gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti».Antonio Gramsci, «La città futura», 11 febbraio 1917

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78371

da RomaDaniela Santanchè non lascia passare un giorno senza far prendere almeno una piccola arrabbiatura a Francesco Storace. Costretti, probabilmente ancora per poco, a condividere la piccola casa de La Destra, pur non sopportandosi più, la Santanchè e Storace non perdono occasione per lanciarsi reciproche accuse. Pomo della discordia la decisione della Santanchè di confluire nel Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi. Iniziativa che secondo l’ex candidata premier è condivisa dal milione di persone che hanno votato il suo partito alle ultime elezioni. Secondo Storace invece a seguirla saranno al massimo in 12.Stavolta la Santanchè sceglie il pulpito di Cortina per ribadire il suo pensiero. «Se Berlusconi vuole fare il più grande partito d’Italia dobbiamo prendere il 50,1 per cento di voti. Ed il mio milione sarà molto utile», afferma.Non è questa però la dichiarazione che fa infuriare Storace ma la replica al monito lanciato da Fabrizio Cicchitto: no alle componenti filo-fasciste nel Pdl. «Non penso che le parole di Cicchitto fossero rivolte a me, – si schermisce la Santanchè -. Chi conosce la mia storia sa che non ho niente di un passato al quale non ho partecipato ma ho letto solo sui libri di storia». E poi ricorda che gli estremisti semmai guardavano ad Alessandra Mussolini.Una presa di distanza che a Storace proprio non va giù. Prima ribadisce la convinzione che l’avvicinamento della Santanchè al Pdl sia «una manovra eterodiretta da Berlusconi», ricordando che per questo la Santanchè lo accusa di commettere lo stesso errore della sinistra.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=286010

Caro Granzotto, come cittadino e come cattolico sono indignato per quanto scritto da Famiglia Cristiana contro il governo Berlusconi accusato di fascismo. Dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio è uno dei fondamentali principi evangelici e mi stupisco che don Sciortino non ne abbia tenuto conto. In ogni caso da un sacerdote che si presenta sempre in giacca e cravatta e che probabilmente la tonaca non sa nemmeno da che parte si infila, non ci si poteva aspettare di meglio. Resta da chiarire se l’accusa di fascismo rivolto a Berlusconi non sia dovuta all’esaurimento dei classici argomenti dell’antiberlusconismo, come il conflitto di interessi o la collusione mafiosa.Marcello Costa e-mailNon crederà mica, caro Costa, che il cervello di don Sciortino sia in grado di elaborare – nel bene o nel male – idee originali. La sua è rifrittura, nell’olio stantio, rancido, di uno fra i più asfissianti tormentoni degli ultimi cinquant’anni: l’antifascismo. Il fatto che ormai non faccia presa nemmeno nell’animo del più scatenato dei leonkavallini (fra i quali risulta più «trendy» l’antiamericanismo) poco conta. C’è sempre qualcuno che, a corto di argomenti, raccatta, agitandolo, quel ferro vecchio. Stavolta il qualcuno è stato don Sciortino, ma è bene ricordare che qualche anno fa sul tappeto elastico dell’antifascismo in salsa antiberlusconiana zampettarono tromboni del calibro di Norberto Bobbio, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Paolo Flores d’Arcais (trombone magno), Antonio Tabucchi (trombone d’onore) e Andrea Camilleri.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=286087

Benché dedicato a un tema in sé abbastanza ristretto (la moda letteraria degli anni di piombo, da qualche tempo esplosa nel nostro paese), l’articolo di Michele Brambilla uscito ieri su queste colonne tocca alcuni problemi molto grossi, sui quali è capitato anche a me di riflettere.

Anni fa ho scritto un romanzo intitolato Tornavamo dal mare, in cui anch’io affrontavo il tema del terrorismo. Questo giornale ospitò per l’occasione un dibattito tra il sottoscritto e l’ex-leader di Prima Linea, Sergio Segio. Scrivere Tornavamo dal mare rappresentò per me l’occasione, alla soglia dei cinquant’anni, di rileggere un pezzo di storia che mi aveva toccato molto da vicino.

Tuttavia, non si trattava della mia rilettura di un periodo storico, bensì di una storia molto personale: la storia di una donna che si vergogna di dire alla propria unica figlia di avere preso parte a quella follia, ma soprattutto che il padre di lei, la ragazza, è stato uno dei leader delle brigate rosse.

L’oggetto della poesia (e del romanzo) è la storia, diceva Manzoni, così come si dispiega nell’animo dei suoi protagonisti. Il narratore non deve fare bilanci, deve raccontare. E per raccontare bene deve conoscere bene la differenza tra microstoria e macrostoria, tra biografia e bilancio storico, tra l’adesione all’ideologia e l’ideologia stessa, e deve perlomeno intuire l’esistenza di quella cosa che si chiama eterogenesi dei fini: in altre parole, deve conoscere bene, come giustamente diceva Brambilla, la differenza – complessa ma chiarissima – che corre tra peccato e peccatore.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=286193

«Di fronte a un ragionamento politico si è risposto con gli insulti personali. Una caduta di stile che si commenta da sola». Il coordinatore escutivo del Pd di Bologna, Raffaele Donini, commenta la posizione del segretario provinciale Tiziano Loreti, ormai muro contro muro con il partito che governa Comune e Provincia e sostiene Sergio Cofferati. Ma è solo una spia, l’ultima della guerra senza quartiere nella sinistra bolognese già proiettata verso le prossime Comunali. E infatti Pd e Prc hanno divaricato le loro strade: correranno da soli, ognuna con il loro candidato. I democratici da parte loro non mancano di accusare gli ex alleati: «Ormai hanno scelto una deriva estremista».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=286017