Gli hanno chiesto, eccome, di salire sul palco del Circo Massimo. Ma Oscar Luigi Scalfaro il 25 ottobre non ci sarà. Non si trincera dietro ai soliti «precedenti impegni». Parla apertamente delle ragioni di «opportunità» legate al suo personale ruolo di ex capo dello Stato, che l’hanno portato a declinare l’invito. Eppure, sulle ragioni di «legittimità», anzi sul meccanismo – dice – «naturale» che porta in piazza i democratici, ha cose da dire assai interessanti. E altrettanto urticanti. Nel suo studio di palazzo Giustiniani – alle spalle di quel Senato, dove fino a qualche mese fa dall’attuale maggioranza gli fu persino contestato assieme agli altri senatori a vita il diritto al voto in appoggio al governo Prodi – questo novantenne «nonno della Repubblica» conversa con giovanile brillantezza.E risponde a chi presenta la manifestazione come un atto di rottura irrimediabile del confronto tra maggioranza e opposizione: parte ovviamente dal passato. Come si conviene a chi di dialettica politica, di scontri, di dialoghi, di compromessi e rotture ne ha visti a iosa scorrere nelle cronache, svolgendo un ruolo di prima fila. Nella politica e nelle istituzioni.Presidente, uno come lei, che ne ha viste tante, che cosa ha da dire sul diritto dell’opposizione a manifestare? «Quelli del mio tempo hanno provato la dialettica politica nel senso più ampio che sia pensabile. Era appena finita la dittatura.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80185