Archiviazioni mensili: Ottobre 2008

Gli hanno chiesto, eccome, di salire sul palco del Circo Massimo. Ma Oscar Luigi Scalfaro il 25 ottobre non ci sarà. Non si trincera dietro ai soliti «precedenti impegni». Parla apertamente delle ragioni di «opportunità» legate al suo personale ruolo di ex capo dello Stato, che l’hanno portato a declinare l’invito. Eppure, sulle ragioni di «legittimità», anzi sul meccanismo – dice – «naturale» che porta in piazza i democratici, ha cose da dire assai interessanti. E altrettanto urticanti. Nel suo studio di palazzo Giustiniani – alle spalle di quel Senato, dove fino a qualche mese fa dall’attuale maggioranza gli fu persino contestato assieme agli altri senatori a vita il diritto al voto in appoggio al governo Prodi – questo novantenne «nonno della Repubblica» conversa con giovanile brillantezza.E risponde a chi presenta la manifestazione come un atto di rottura irrimediabile del confronto tra maggioranza e opposizione: parte ovviamente dal passato. Come si conviene a chi di dialettica politica, di scontri, di dialoghi, di compromessi e rotture ne ha visti a iosa scorrere nelle cronache, svolgendo un ruolo di prima fila. Nella politica e nelle istituzioni.Presidente, uno come lei, che ne ha viste tante, che cosa ha da dire sul diritto dell’opposizione a manifestare? «Quelli del mio tempo hanno provato la dialettica politica nel senso più ampio che sia pensabile. Era appena finita la dittatura.

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Alla vigilia del Consiglio dei ministri dell’Ambiente Ue in Lussemburgo, in programma lunedì, il premier Silvio Berlusconi difende la posizione italiana sul pacchetto clima e la richiesta di posticipare di un anno le decisioni sulle misure da prendere in merito a cambiamenti climatici ed energia. E lo fa prendendo a pretesto il fatto che anche altri paesi abbiano fatto richieste analoghe. «La richiesta di avere più tempo per approfondire il tema dei costi per la riduzione dell’anidride carbonica è stata condivisa da altri nove Stati – sostiene Berlusconi -. Non c’è quindi nessun isolamento dell’Italia in Europa, ma solo la continuazione di un costume deteriore dell’opposizione e cioè quello di fare polemiche anche contro il proprio Paese». Da qui l’attacco alla stampa: «Leggo su alcuni quotidiani che l’Italia si troverebbe isolata in Europa per quanto riguarda la vicenda del clima. Non è assolutamente vero. L’Italia ha richiesto che i costi della riduzione delle emissioni di anidride carbonica vengano sostenuti in modo eguale da ciascun cittadino europeo. Altrimenti, i costi stessi sarebbero più pesanti per i Paesi manifatturieri».Alle parole del premier si è aggiunto l’intervento del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli: «Domani, al vertice di Lussemburgo, la linea sarà quella di chiedere di rinviare e di rinegoziare il protocollo di Kyoto». Lo ha detto i in un’intervista a Sky Tg24.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80078

Si profila un ruolo più importante e meglio definito per il direttore generale di Bpm. In base alle principali innovazioni introdotte dalla bozza del futuro statuto, consultata da Radiocor, «il direttore generale è il capo dell’intera struttura della banca» e, «previa informazione al presidente, formula proposte agli organi collegiali su materie riservate alla sua competenza». Bpm è ora in attesa delle risposte di Bankitalia sulle modifiche alla governance e sul riassetto del risparmio gestito e la speranza è di poter convocare nel Cda in programma il prossimo 21 ottobre l’assemblea straordinaria per l’approvazione del nuovo statuto il prossimo 13 dicembre.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=298415

È libero. Al «confino» di Grottaferrata, alle porte di Roma. Danilo Coppola ha trasformato, almeno per il momento, una stanza d’albergo nel suo quartier generale e da lì risponde alle domande del Giornale, dopo un anno e mezzo trascorso fra il carcere e gli arresti domiciliari.Dal 1° marzo 2007, giorno del suo arresto, è successo di tutto: ricoveri in ospedale, un tentativo di suicidio, un’evasione, polemiche violentissime contro l’accusa.«La mia situazione non ha uguali in Italia».Perché?«Si è detto e scritto che c’era un crac del gruppo Coppola, buchi spaventosi nel bilanci, nell’ordine dei 150 milioni di euro, perfino mie presunte collusioni con la banda della Magliana o Cosa nostra. Tutto falso».L’accusa originale era assai pesante: associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta.«Quel capo d’imputazione è caduto. Io avrei costituito un sodalizio criminale con il mio commercialista e i miei collaboratori». E la bancarotta?«Io non avevo e non ho un euro di debito con nessuno, io ho 670 dipendenti e a tutti ho pagato e pago regolarmente lo stipendio. L’unico creditore era il fisco. La Procura di Roma si è insinuata al posto del fisco, cui dovevo 7,8 milioni di euro, e ha chiesto il fallimento della Micop. Il tribunale l’ha negato, i pm ci hanno riprovato, la Micop è fallita, per la Micop io sono stato arrestato e ho scontato questo periodo di carcerazione preventiva lunghissimo, anche se io al fisco, ho dato più del doppio del mio debito: 20 milioni di euro».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295440

Oltre due miliardi di persone, pari ad un terzo della popolazione mondiale sono affette dalla tubercolosi (Tbc), secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel mondo ogni anno si registrano oltre 9 milioni di nuovi contagi, con 2 milioni di morti, di cui 500 mila solo in Africa. Cifre allarmanti che hanno spinto il Novartis Institute for Tropical Diseases (Nitd) a riunire per quattro giorni, in un simposio in Mozambico ricercatori ed esperti di Tbc da tutto il mondo, per trovare soluzioni alle sfide emergenti della malattia. In primo piano la minaccia dei nuovi ceppi resistenti al multi-trattamento, la riduzione dei tempi di terapia e l’accelerazione nello sviluppo dei target da utilizzare per scoprire nuovi farmaci. La tubercolosi multiresistente ai farmaci di prima linea (Mdr-Tb) ogni anno colpisce oltre 400 mila pazienti. Tre le cause principali: gli investimenti insufficienti nel controllo della Tbc di base, la bassa aderenza alla terapia e la trasmissione di ceppi farmaco-resistenti. La sua incidenza è in aumento e per l’Oms almeno il 20 per cento di tutti i casi registrati tra i focolai di Tbc, è stato causato proprio da questa forma di tubercolosi. Non fosse sufficiente questo scenario preoccupante, nel 2006 è stata segnalata, in tutte le regioni del mondo, la forma di tubercolosi resistente a quasi tutti i farmaci sia di prima sia di seconda linea (Xdr-Tb), più aggressiva e ancora più difficile da trattare, classificata dall’Oms come «grave minaccia emergente» per la salute pubblica, soprattutto, ma non in modo esclusivo, nei Paesi con un’elevata prevalenza di virus Hiv (il responsabile dell’Aids).

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295512