Archiviazioni mensili: Novembre 2008

Allora è vero che la vita comincia a quarant’anni. E pazienza se poi sono quarantuno. In questo 2008 che si avvia al gran finale, Nicole Kidman ha girato le magnifiche spalle al passato e, oplà, è ripartita da zero. Be’, non proprio da zero visto che è al borsino di Hollywood è la diva con il cachet più alto: diciassette milioni di dollari a film. Più di Mourinho, insomma. Comunque dando un calcio al passato si è tolta anche qualche sassolino, dalle scarpe coi tacchi. Rivelando che il suo rapporto con Tom Cruise è stato nientemeno che «schifoso». Meglio i successivi sei anni da single, ha aggiunto. Dimenticandosi, in un impeto di generosità, di chiamarlo ancora una volta «nanerottolo». Quello che per non sfigurare la costringeva ai mocassini.Quindi, risalendo sui trampoli, la bionda Nicole ha puntualizzato che con il suo nuovo compagno, il cantante country Keith Urban, sono sempre rose e fiori, dando anche una precisa scadenza ai bisogni d’amore: «Non possiamo stare separati più di sette giorni». Chissà se è stata proprio in una di quelle settimane di disperato isolamento che la Kidman è rimasta incinta. Nell’ansia di sfogarsi non si è resa conto dell’involontario sgarbo al suo chitarrista, ma è stata lei stessa a giurare che il concepimento dell’attesa primogenita, Sunday Rose (nata nello scorso luglio), è stato provocato da una provvidenziale nuotata nel fiume Kununurra, durante le riprese del drammone di Baz Luhrman Australia, in uscita in gennaio.

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La parodia attraversa la nostra letteratura dai clerici vagantes al Novecento, secolo in cui ha avuto più cultori. Gino Tellini, italianista all’università di Firenze, in Rifare il verso (Mondadori, pagg. 385, euro 12) ne traccia un panorama divertito e divertente, privo di qualsiasi petulanza accademica. In esso brillano maestri come Paolo Vita-Finzi e Luciano Folgore, che non arretrano neppure di fronte a D’Annunzio, ma anche Ettore Petrolini con la sua irresistibile Canzone delle cose morte, Ennio Flaiano che gioca da par suo con i Promessi sposi e con Ungaretti, Achille Campanile che ironizza su Leopardi e Gino Patroni, il cui «Ed è subito pera» suscitò le ire di Salvatore Quasimodo.

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In tempi di bufera finanziaria giochi e scommesse non sembrano rallentare. E non c’è solo il Superenalotto con le sue vincite multimilionarie ad attirare gli scommettitori. Tutto il settore dei giochi, delle scommesse sportive, del lotto tradizionale e del gratta e vinci, che vale tre volte il giro d’affari del Superenalotto, risente ben poco della crisi. Lottomatica è leader in Italia del settore e, insieme alla controllata americana Gtech, è tra i primi player mondiali. Proprio per la sua capacità di reggere gli urti della crisi, il gruppo presieduto e guidato da Lorenzo Pellicioli se l’è cavata meglio della media in Borsa. Ieri lo strappo al rialzo del 9,15% contro il più 2,9% messo a segno dall’S&P Mib, il paniere che raccoglie i big di Piazza Affari. Non solo, dal 10 ottobre Lottomatica ha guadagnato il 14% (più 4,4% il listino) ed è riuscita a contenere i danni anche in un anno terribile per le azioni come l’attuale: da gennaio la società dei giochi ha ceduto il 27,6% (meno 45% l’S&P Mib). Forse anche per questo Mediobanca, già secondo azionista di Lottomatica con il 5%, ha di recente aumentato la sua scommessa, sottoscrivendo con la controllante De Agostini un contratto di equity swap su un ulteriore 6,4% del capitale. Piazzetta Cuccia potrebbe quindi più che raddoppiare la propria quota nel gruppo. «Il derivato scade il 30 marzo 2009 – spiegano al quartier generale di De Agostini -, alla scadenza le azioni potrebbero rimanere a Mediobanca o essere ricomprate da noi».

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È uscito di prima mattina per comperare le sigarette e, tornato a casa, ha afferrato un coltello da caccia e ha colpito più volte il padre Luigi, uccidendolo, e poi la madre Franca, riducendola in fin di vita. Un raptus, un momento di follia, ha colto Yari Vigorelli, 25 anni e in un attimo l’appartamento di piazza Manni, a Ghevio (una frazione di Meina, sul Lago Maggiore) si è trasformato in un mattatoio. Yari era un ragazzo chiuso, che parlava poco, ma non aveva mai dato segni di squilibrio.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302783

Il pulpito è autorevole: il Corriere della
Sera, primo quotidiano italiano. La denuncia
è coraggiosa e precisa fin dal titolone: «Phoenix,
l’agonia di un robot. La Nasa lo lascia morire
su Marte». Lo lascia morire, capite? Il tono
del pezzo è giustamente accorato: «Il robot
Phoenix su Marte è in fin di vita. A 158 giorni
dallo sbarco in prossimità del Polo Nord, la
sonda della Nasa sta soccombendo vittima
delle tremende condizioni ambientali». Il sottinteso è evidente:
che cosa si aspetta ad organizzare
una spedizione da qualche centinaio
di milione di dollari che vada a recuperare il
povero robottino sofferente?

Benvenuti sull’ultima
frontiera dell’italico buonismo: la
commozione per un ammasso di metallo e
microchip.
In principio fu il tamagotchi. Ricordate? Erano
quegli infernali ovetti di plastica che bisognava
accudire come neonati altrimenti si
mettevano a pigolare fastidiosamente e poi
(molto poi, purtroppo) si spegnevano. Pardon:
morivano. Dal Giappone gli insopportabili
ninnoli invasero le nostre case: nessuna
bambina poteva farne a meno, pena traumi
gravissimi nel confronto con le coetanee che
ne erano regolarmente provviste. Schiere di
psicologi si affrettarono a spiegarci che gli
insulsi giocattolini «in realtà sviluppavano il
senso materno della nostra prole».

Sbagliammo allora
a non opporci e aprimmo la porta a
questa umanizzazione delle macchine che
ora pretende la lacrima sul bullone allentato,
il patema per la ruggine al gomito metallico,
il dolore per l’Alzheimer del circuito elettronico.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302941

Napoli – Tutto è avvenuto in pochi secondi. E così il pomeriggio di un giorno di festa si è trasformato in un giorno di lutto, di quelli che non si dimenticano mai. Un bambino di appena due anni, oggi pomeriggio, è stato travolto e ucciso a Marano, un comune alle porte di Napoli, dalla macchina condotta dalla zia. La donna, impegnata a fare una manovra in retromarcia con la sua auto, non si è accorta che dietro la vettura c’era il nipotino. Il piccolo, figlio unico di una giovane coppia, è finito con la testa sul selciato, riportando delle ferite gravi. Pochi minuti dopo, al pronto soccorso dell’ospedale “Cardarelli” di Napoli, il suo cuore ha cessato di battere.

La tragedia è avvenuta nel primo pomeriggio, in via Avellino, una delle traverse della strada che porta al cimitero di località Vallesana, dove abita la nonna. Il piccolo, insieme alla mamma e alla zia, aveva trascorso alcune ore del pomeriggio di festa in casa della nonna. Secondo una prima ricostruzione il bambino, eludendo la sorveglianza degli adulti, sembra si sia posto dietro la macchina proprio mentre la zia stava facendo retromarcia per rimettersi lungo via Avellino. Le urla disperate dei parenti hanno richiamato l’attenzione delle tante persone che si stavano recando al cimitero. Alcuni vicini hanno caricato il piccolo su un’auto e lo hanno portato all’ospedale “Cardarelli”, poco distante, ma non c’é stato nulla da fare.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302958

La galleria Bianca Maria Rizzi (via Molino delle Armi 3) ospiterà fino al 22 novembre una personale di Gianni Cuomo. L’artista, attraverso un universo creativo popolato principalmente da «ominidi» – sculture antropomorfe realizzate con materiali vari -, pone importanti interrogativi sulla condizione dell’uomo nell’era tecnologica del post (moderno, organico, umano) riflettendo in modo critico sulle false illusioni del progresso.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302888