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È libero. Al «confino» di Grottaferrata, alle porte di Roma. Danilo Coppola ha trasformato, almeno per il momento, una stanza d’albergo nel suo quartier generale e da lì risponde alle domande del Giornale, dopo un anno e mezzo trascorso fra il carcere e gli arresti domiciliari.Dal 1° marzo 2007, giorno del suo arresto, è successo di tutto: ricoveri in ospedale, un tentativo di suicidio, un’evasione, polemiche violentissime contro l’accusa.«La mia situazione non ha uguali in Italia».Perché?«Si è detto e scritto che c’era un crac del gruppo Coppola, buchi spaventosi nel bilanci, nell’ordine dei 150 milioni di euro, perfino mie presunte collusioni con la banda della Magliana o Cosa nostra. Tutto falso».L’accusa originale era assai pesante: associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta.«Quel capo d’imputazione è caduto. Io avrei costituito un sodalizio criminale con il mio commercialista e i miei collaboratori». E la bancarotta?«Io non avevo e non ho un euro di debito con nessuno, io ho 670 dipendenti e a tutti ho pagato e pago regolarmente lo stipendio. L’unico creditore era il fisco. La Procura di Roma si è insinuata al posto del fisco, cui dovevo 7,8 milioni di euro, e ha chiesto il fallimento della Micop. Il tribunale l’ha negato, i pm ci hanno riprovato, la Micop è fallita, per la Micop io sono stato arrestato e ho scontato questo periodo di carcerazione preventiva lunghissimo, anche se io al fisco, ho dato più del doppio del mio debito: 20 milioni di euro».

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Ecco segnalati in breve alcuni dei più importanti eventi culturali delle prossime settimane che avranno luogo in alcune città italiane.EUROPA EBRAICAIn 27 Paesi europei e in 58 località italiane oggi – Elul nel calendario ebraico – si svolge la IX Edizione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, organizzata per offrire al pubblico l’opportunità di scoprire o riscoprire il patrimonio storico e culturale ebraico: le sinagoghe rimarranno aperte e ci saranno visite guidate speciali al loro interno, verranno offerte degustazioni gastronomiche, organizzate mostre, convegni e dibattiti. Ma soprattutto sarà la musica – klezmer, sefardita, sinagogale, yiddish e chassidica – a far vibrare impensate corde interiori. Da Casale Monferrato a Santa Maria del Cedro, da Pisa a Lugo di Romagna, da Trani a Venezia, ogni città racconterà le sue storie, le sue tradizioni, e suonerà le sue melodie, peculiari ma sempre eternamente ebraiche. Informazioni per l’Italia sul sito: www.ucei.it/giornatadellacultura, e per le altre città d’Europa: www.jewisheritage.org.VERSO L’AUTUNNO, NELLE LANGHESettimana in festival per la città di Asti. Venerdì si apre la 42ª edizione della festa «Douja d’Or», connubio perfetto tra vini e cultura. Molte sono le suggestioni che i lettori di Pavese e Fenoglio, nonché i fan di Paolo Conte, potranno raccogliere per la città fino al 28 settembre: visite a luoghi pittoreschi, assaggi di piatti «d’autore», mostre che attraverso immagini, sculture, oggetti, ripercorrono il ruolo del vino nella cultura, non solo piemontese.

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Ricordo con chiarezza la prima vittima di stupro che ho avuto la ventura di conoscere. Era l’autunno del 1992 e mi trovavo in una cittadina non lontana da Zagabria. La donna era una musulmana di Kozarac in Bosnia. Dopo alcuni mesi trascorsi in un campo di prigionia, era arrivata a Zagabria con un gruppo di rifugiati. Selma (non è il suo vero nome) aveva circa 35 anni, capelli castani corti e occhi di un azzurro intenso.Mi raccontò la sua storia con un filo di voce quasi bisbigliando. Si trovava a casa con i suoi due figli e sua madre quando un gruppo di paramilitari serbi fece irruzione nel cortile. Dissero che cercavano armi, ma a casa di Selma non c’erano armi. In realtà era ben altro quello che volevano. Con una espressione feroce sul viso, un uomo la afferrò e la spinse nella stanza da letto. Poi gli altri lo raggiunsero. «Poi me lo hanno fatto».Con queste semplici parole e con lo sguardo basso e fisso sulle mani che tormentava nervosamente, Selma mi ha parlato della sua tragedia. «Per molto tempo dopo quel fatto non sono riuscita a guardare in faccia i miei figli… Non facevo che lavarmi, ma continuavo a sentire addosso il loro odore. Immagini, me lo hanno fatto sul mio letto coniugale», mi ha detto. Colsi una inflessione di disperazione nelle sue parole. Non piangeva o, quanto meno, non piangeva più. Ma si vergognava e la vergogna non l’abbandonava. Doveva conviverci così come doveva conviverci suo marito.

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La VI Commissione del Csm ha approvato con 5 voti a favore e 1 contrario del laico di Fi Michele Saponara il parere che boccià la norma sulla sospensione dei processi contenuta nel dl sicurezza.

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torna all’articolo I sottoscrittori dell’appello pagina precedente pagina successiva Sostengo con tutte le mie forze, la candidatura di Ingrid Betancourt a premio nobel per la pace. grazie cara Unità, grazie caro Antonio, grazie caro Maurizio. Darwin Pastorin giornalista e scrittore Scuola Superiore Sant’Anna seguono 51 firme in calce all’appello di Maurizio Chierici «Le redazioni aderiscono all’appello in favore del Premio Nobel a Ingrid Betancourt». Missioni consolata e Amico Caro Maurizio, aderisco molto volentieri alle tua proposta di sostenere il diritto di Ingrid Betancourt di essere candidata autorevole al premio Nobel per la pace. Spero che questa candidatura contribuisca a restituire la libertà e la vita ad una donna coraggiosa, ad una donna che ha diritto di vivere libera. Giorgio Oldrini Sindaco di Sesto San Giovanni Assolutamente SI ! Luisa Prudentino Aderisco all’appello per la concessione del premio Nobel per la pace a Ingrid Betacourt. Giancarlo Trocchi sindacalista SPI-CGIL Sostengo la candidatura di Ingrid Betancourt per il Nobel per la pace. Lucia Duraccio Aderisco con entusiasmo all’iniziativa. L’Unità ci è sempre più indispensabile. Cordiali saluti, Dr. Sauro Porciani Università di Firenze L’appello per la libertà di Ingrid Betancourt e per l’assegnazione del Premio Nobel per la pace è una grande battaglia civile in un mondo che dimentica troppo in fretta.

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Rilevanza penale: da accertare. Vero voyeurismo: certo. Eppure è tutto molto interessante per capire cosa succede in questo Paese. In pratica: visto che le hanno messe on line le telefonate di Saccà con Berlusconi, e poi con i produttori, con le attrici e con i consiglieri di amministrazione, tanto vale sentirle, come un tempo si leggeva un romanzo di Arbasino e si sfogliava una rivista di gossip. Con un certo imbarazzo, va detto.Perché poi alla fine Agostino Saccà, capo della fiction della Rai, una certa tenerezza te la fa. Sta là a rispondere a tutti, gentile, paziente, sull’attenti con il presidente, che lo tiene in attesa con musichetta da anticamera da dentista, che gli chiede di telefonare a un’attrice mai sentita perché quella sta fuori di testa. L’attrice è tal Antonella Troise, «che ha preso parte in alcune fiction in ruoli secondari». Berlusconi pare afflitto, perché lei sostiene di essere stata danneggiata dal presidente. E il presidente prega il capo della fiction della più importante azienda culturale italiana, la Rai, di fargli una telefonata, e dirgli che lui insiste, che lui, Berlusconi, chiede di farla lavorare.Ma cos’è questa storia qui? Il problema che mi interessa in questa cosa non è se sia giusto o no pubblicare queste intercettazioni. Obbiettivamente pare un po’ di origliare dietro una porta. Il problema è il contenuto. Ma può il capo dell’opposizione, ex presidente del consiglio dei ministri telefonare per (aspettate che mi rileggo il nome se no non mi entra in testa), Antonella Troise? Poi se guardo la foto oltre al nome, comincio a capire.

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