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E non ,come già successo, solo alle squadre di categoria per le ambizioni personali di qualche dirigente.

Le strutture pubbliche sono di tutti e con la giusta misura vanno utilizzate e sfruttate per aggregare e formare SOPRATTUTTO I GIOVANI.

Questa Amministrazuine avrà capito che su un campo sportivo ( della comunità) non può giocare solo una squadra ‘(seconda categoria).Speriamo che finalmente i problemi dei bambini e ragazzi di centobuchi siano finiti.

BASTA far allenare i bambini sull’asfaldo,BASTA far allenare i bambini (circa 30 in uno spazio si 30 mq) nel fango, BASTA far giocare le partite ufficiali delle categorie esordienti-giovanissimi e allievi al campo tronto.Speriamo che su questo nuovo campo sportivo durante i giorni feriali si faccia allenare E DISPUTARE LE GARE dei piccoli amici, pulcini, e al sabato e la domenica le gare ufficiali delle categorie: esordienti-giovanissimi e allievi.

Fonte:

http://www.sambenedettoggi.it/2009/10/28/81460/centobuchi-ha-un-nuovo-campo-sportivo/

Il pilota abruzzese non si aspettava di andare così bene a Sepang: E’ stato un giorno molto positivo – ha detto – La monoposto va molto bene, ma non ero di sicuro di poter essere in questa posizione dopo le libere di ieri.

Ho lavorato duro assieme ai miei ingegneri per analizzare i dati e abbiamo fatto miglioramenti importanti nel set-up.C’è anche un minimo di rimpianto per l’italiano della Toyota: Sono un po’ dispiaciuto per aver mancato la pole position per pochi millesimi, ma questo mostra come è competitiva la Formula 1 al momento.

Trulli pensa alla gara di domani: Siamo molto più competitivi rispetto alla scorsa stagione e possiamo lottare per il podio.

Spero di fare un’ottima gara e di poter lottare al massimo.

fonte….

Benché dedicato a un tema in sé abbastanza ristretto (la moda letteraria degli anni di piombo, da qualche tempo esplosa nel nostro paese), l’articolo di Michele Brambilla uscito ieri su queste colonne tocca alcuni problemi molto grossi, sui quali è capitato anche a me di riflettere.

Anni fa ho scritto un romanzo intitolato Tornavamo dal mare, in cui anch’io affrontavo il tema del terrorismo. Questo giornale ospitò per l’occasione un dibattito tra il sottoscritto e l’ex-leader di Prima Linea, Sergio Segio. Scrivere Tornavamo dal mare rappresentò per me l’occasione, alla soglia dei cinquant’anni, di rileggere un pezzo di storia che mi aveva toccato molto da vicino.

Tuttavia, non si trattava della mia rilettura di un periodo storico, bensì di una storia molto personale: la storia di una donna che si vergogna di dire alla propria unica figlia di avere preso parte a quella follia, ma soprattutto che il padre di lei, la ragazza, è stato uno dei leader delle brigate rosse.

L’oggetto della poesia (e del romanzo) è la storia, diceva Manzoni, così come si dispiega nell’animo dei suoi protagonisti. Il narratore non deve fare bilanci, deve raccontare. E per raccontare bene deve conoscere bene la differenza tra microstoria e macrostoria, tra biografia e bilancio storico, tra l’adesione all’ideologia e l’ideologia stessa, e deve perlomeno intuire l’esistenza di quella cosa che si chiama eterogenesi dei fini: in altre parole, deve conoscere bene, come giustamente diceva Brambilla, la differenza – complessa ma chiarissima – che corre tra peccato e peccatore.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=286193