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Il pilota abruzzese non si aspettava di andare così bene a Sepang: E’ stato un giorno molto positivo – ha detto – La monoposto va molto bene, ma non ero di sicuro di poter essere in questa posizione dopo le libere di ieri.

Ho lavorato duro assieme ai miei ingegneri per analizzare i dati e abbiamo fatto miglioramenti importanti nel set-up.C’è anche un minimo di rimpianto per l’italiano della Toyota: Sono un po’ dispiaciuto per aver mancato la pole position per pochi millesimi, ma questo mostra come è competitiva la Formula 1 al momento.

Trulli pensa alla gara di domani: Siamo molto più competitivi rispetto alla scorsa stagione e possiamo lottare per il podio.

Spero di fare un’ottima gara e di poter lottare al massimo.

fonte….

Benché dedicato a un tema in sé abbastanza ristretto (la moda letteraria degli anni di piombo, da qualche tempo esplosa nel nostro paese), l’articolo di Michele Brambilla uscito ieri su queste colonne tocca alcuni problemi molto grossi, sui quali è capitato anche a me di riflettere.

Anni fa ho scritto un romanzo intitolato Tornavamo dal mare, in cui anch’io affrontavo il tema del terrorismo. Questo giornale ospitò per l’occasione un dibattito tra il sottoscritto e l’ex-leader di Prima Linea, Sergio Segio. Scrivere Tornavamo dal mare rappresentò per me l’occasione, alla soglia dei cinquant’anni, di rileggere un pezzo di storia che mi aveva toccato molto da vicino.

Tuttavia, non si trattava della mia rilettura di un periodo storico, bensì di una storia molto personale: la storia di una donna che si vergogna di dire alla propria unica figlia di avere preso parte a quella follia, ma soprattutto che il padre di lei, la ragazza, è stato uno dei leader delle brigate rosse.

L’oggetto della poesia (e del romanzo) è la storia, diceva Manzoni, così come si dispiega nell’animo dei suoi protagonisti. Il narratore non deve fare bilanci, deve raccontare. E per raccontare bene deve conoscere bene la differenza tra microstoria e macrostoria, tra biografia e bilancio storico, tra l’adesione all’ideologia e l’ideologia stessa, e deve perlomeno intuire l’esistenza di quella cosa che si chiama eterogenesi dei fini: in altre parole, deve conoscere bene, come giustamente diceva Brambilla, la differenza – complessa ma chiarissima – che corre tra peccato e peccatore.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=286193