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Il decreto e il disegno di legge che il Consiglio dei ministri ha approvato ieri mattina costituiscono il compimento formale dell’operazione Alitalia: ossia dell’uso del potere esecutivo e legislativo in funzione di interessi particolari se non addirittura personali. Perché, non dimentichiamolo mai, tutta questa vicenda è nata dall’interesse personale di Berlusconi di far credere, per fini elettorali, che per la compagnia di bandiera fosse possibile una soluzione più conveniente di quella che il governo Prodi aveva imbastito con il gruppo Air France-Klm. Se non ci fossero state di mezzo le elezioni, oggi Alitalia farebbe parte del più grande gruppo europeo di trasporto aereo; la gran parte del personale eccedente avrebbe trovato nuove collocazioni all’interno del gruppo ed un’altra parte sarebbe stata in attesa di rientrare; l’Italia avrebbe continuato ad avere una compagnia di bandiera, solida e con un rilevante potenziale di espansione, che avrebbe portato nel mondo i colori del nostro Paese; lo Stato avrebbe visto riconosciuto un valore netto della compagnia ceduta incassando soldi. Ma tutto questo avrebbe costituito – come ebbe a dire propagandisticamente – una “svendita”. Bene. E ora la vendita qual è? La lista di quanto è stato venduto è corposa, ma è fatta di principi, di trasparenza, di legalità, di molte delle regole che in una democrazia compiuta dovrebbero guidare il comportamento e le determinazioni di ogni pubblico potere.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78460

Dalle modifiche alla “Robin Hood Tax” alla cancellazione dei ticket sanitari da 10 euro nel 2009, dalla riforma dei servizi pubblici locali alle risorse per la sicurezza. E ancora, dalle norme sull’autotrasporto alla stretta sugli stipendi dei dirigenti sanitari e dei sindaci. Salta poi l’azzeramento dei vertici dell’Autorità per l’Energia e viene introdotto l’obbligo per tutti dal 2010 dell’impronta digitale sulla carta d’identità. Sono molte le novità delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera al decreto legge che compone la manovra economica triennale. Queste le principali modifiche al provvedimento. Robin Tax La cosiddetta Robin Hood Tax viene modificata. Resta l’addizionale Ires del 5,5% per le società del settore petrolifero e dell’energia elettrica, ma sono soppresse l’ulteriore aliquota di produzione (royalty) a carico delle compagnie che estraggono idrocarburi e l’attribuzione allo Stato di una quota in barili pari all’1% della produzione annua. Inoltre, il Fondo per i meno abbienti sarà alimentato dalle banche e non dai petrolieri, mentre la social card collegata sarà concessa solo ai residenti di cittadinanza italiana. Servizi pubblici locali La gestione dei servizi locali dovrà essere conferita in via ordinaria a imprenditori o società individuati attraverso procedure competitive a evidenza pubblica. Tuttavia, nelle situazioni in cui non è opportuno ricorrere al mercato l’affidamento diretto può avvenire a società a capitale interamente pubblico o a società a partecipazione mista pubblica e privata, anche quotate in Borsa, partecipate dall’ente locale.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77184

A maggio i prezzi alla produzione industriale hanno subito un salto, il più alto degli ultimi cinque anni: un incremento del 7,5% rispetto allo stesso mese del 2007, contro il +6,3% registrato ad aprile. È l’energia che pesa – e già tanto -a maggio sulla crescita record dei prezzi alla produzione dell’industria. Il raggruppamento energia su base annua ha registrato un aumento del 21,5%. Lo dimostra il fatto che l’indice calcolato al netto dell’energia mostra un rallentamento dal mese di aprile (+3,8% dal precedente 3,8). A conferma di questo c’è anche il fatto che l’indice generale dei prezzi alla produzione a maggio ha registrato una variazione tendenziale (+3,8%) in rallentamento dal mese di aprile (+3,9%); a livello congiunturale, invece, la variazione è stata del +0,2%. L’Istat precisa inoltre che la variazione tendenziale del 21,5% dell’energia è il più alto da maggio 2006, quando era stata del 23,1%. Il 59% della variazione tendenziale e l’87% di quella congiunturale. L’analisi per settore di attività economica evidenzia che gli aumenti congiunturali più significativi si sono registrati nel settore dei prodotti petroliferi raffinati (+10,3%), dell’energia elettrica, gas e acqua (+2%) e dei metalli e prodotti in metallo (+1,1%). Variazioni in diminuzione si sono avute nei settori dei prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-0,3%), nei settori del legno e prodotti in legno (esclusi i mobili), della carta e prodotti di carta, stampa ed editoria e delle macchine e apparecchi meccanici (per tutti -0,2%) e nel settore del cuoio e prodotti in cuoio (-0,1%).

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76725