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Il pulpito è autorevole: il Corriere della
Sera, primo quotidiano italiano. La denuncia
è coraggiosa e precisa fin dal titolone: «Phoenix,
l’agonia di un robot. La Nasa lo lascia morire
su Marte». Lo lascia morire, capite? Il tono
del pezzo è giustamente accorato: «Il robot
Phoenix su Marte è in fin di vita. A 158 giorni
dallo sbarco in prossimità del Polo Nord, la
sonda della Nasa sta soccombendo vittima
delle tremende condizioni ambientali». Il sottinteso è evidente:
che cosa si aspetta ad organizzare
una spedizione da qualche centinaio
di milione di dollari che vada a recuperare il
povero robottino sofferente?

Benvenuti sull’ultima
frontiera dell’italico buonismo: la
commozione per un ammasso di metallo e
microchip.
In principio fu il tamagotchi. Ricordate? Erano
quegli infernali ovetti di plastica che bisognava
accudire come neonati altrimenti si
mettevano a pigolare fastidiosamente e poi
(molto poi, purtroppo) si spegnevano. Pardon:
morivano. Dal Giappone gli insopportabili
ninnoli invasero le nostre case: nessuna
bambina poteva farne a meno, pena traumi
gravissimi nel confronto con le coetanee che
ne erano regolarmente provviste. Schiere di
psicologi si affrettarono a spiegarci che gli
insulsi giocattolini «in realtà sviluppavano il
senso materno della nostra prole».

Sbagliammo allora
a non opporci e aprimmo la porta a
questa umanizzazione delle macchine che
ora pretende la lacrima sul bullone allentato,
il patema per la ruggine al gomito metallico,
il dolore per l’Alzheimer del circuito elettronico.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302941

Si allarga la protesta studentesca contro l’operato del ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini. Le scuole romane dove lunedì l’anno scolastico è cominciato con il lutto al braccio degli insegnanti contro le riforme del ministro Gelmini hanno deciso di portare la loro protesta fin sotto Montecitorio. È in corso un sit-in contro il maestro unico e i tagli alla scuola a cui stanno prendendo parte docenti, mamme, bambini e dirigenti scolastici. «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini», si legge sulle magliette dei manifestanti. Alla elementare Iqbal Masiq è in corso una occupazione che finirà solo il 19. Tra gli istituti in piazza, oltre alla Masiq, ci sono la scuola Ghandi, la Trilussa, la Romolo Balzani, la Pisacane, la Ada Negri. «Siamo qui – spiegano gli organizzatori – perchè in commissione istruzione è partita la discussione del decreto sul maestro unico che contestiamo». «I bambini sono nell’era di internet- commenta Francesca, una mamma della scuola Ghandi – il maestro unico viene dalla preistoria». Dopo le contestazioni portate avanti lunedì dall’Unione degli studenti, in occasione del primo giorno di scuola, a Roma è stato presentato il programma di mobilitazione realizzato dal neonato sindacato studentesco delle scuole superiori la ‘Rete degli studenti’. Nel nuovo sindacato confluiscono tre sigle studentesche: i Reds, l’Isim ed gli Sds.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79051